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Disturbo Antisociale di Personalità

Disturbo Antisociale di Personalità

  1. Che cos’è il disturbo

Il Disturbo Antisociale di Personalità (in passato denominato psicopatia e sociopatia) è un disturbo di personalità caratterizzato principalmente da un quadro pervasivo di inosservanza e violazione dei diritti degli altri, che si manifesta in un soggetto maggiorenne, da quando aveva almeno 15 anni,
con la presenza di almeno tre dei seguenti sintomi:

 

  • incapacità di conformarsi alle norme sociali per quanto riguarda il comportamento legale, con ripetersi di condotte suscettibili di arresto
  • disonestà: il soggetto mente, usa falsi nomi, truffa gli altri
  • impulsività o incapacità di pianificare
  • irritabilità e aggressività
  • inosservanza della sicurezza propria e degli altri
  • irresponsabilità: incapacità di far fronte a obblighi finanziari o di sostenere un’attività lavorativa con continuità
  • mancanza di rimorso
  • presenza di un Disturbo della Condotta con esordio precedente ai 15 anni

 

Le persone con questo disturbo non riescono a conformarsi né alla legge compiendo atti illegali (es. distruggere/danneggiare la proprietà altrui, truffare, rubare), né alle norme sociali attuando comportamenti immorali e manipolativi (es. mentire, simulare, usare false identità), allo scopo di trarne profitto o piacere personale (es. denaro, sesso, potere).

Elemento distintivo del disturbo è, inoltre, lo scarso rimorso mostrato per le conseguenze delle proprie azioni, per cui queste persone, dopo aver danneggiato qualcuno, possono mostrarsi emotivamente indifferenti o fornire spiegazioni superficiali dell’accaduto.

Altre caratteristiche rilevanti del disturbo antisociale sono l’impulsività e l’aggressività.

 

  1. Come si manifesta

Le persone con disturbo antisociale di personalità si mostrano noncuranti della legge e delle norme morali e, quando incorrono in problemi di tipo legale o sociale, tendono ad attribuirne le cause a mancanze degli altri, piuttosto che proprie, assumendo il ruolo di vittime (ad esempio considerano i loro scoppi d’ira una risposta ragionevole alla malevolenza degli altri).

Le emozioni che sperimentano più frequentemente sono la rabbia, l’irritazione, l’umiliazione, il disprezzo, il distacco, la noia, l’invidia, il piacere di dominare e l’euforia; difficilmente, invece, provano emozioni come la gratitudine, l’empatia, la simpatia, l’affetto, il senso di colpa e l’erotismo. Queste persone hanno difficoltà ad assumere la prospettiva degli altri, per cui non si prefigurano la sofferenza che possono indurre in loro e si mostrano indifferenti, distaccati, sprezzanti, cinici e irrispettosi verso gli altri.

Le persone che soffrono di disturbo antisociale di personalità hanno rapporti interpersonali transitori, superficiali e fortemente antagonistici. L’atteggiamento di fondo è di indifferenza e distacco, per cui non si curano di ciò che avviene o di ciò che gli altri pensano di loro.
Il comportamento sessuale di queste persone è generalmente irresponsabile e utilitaristico; nel corso della vita possono avere numerosi partner sessuali e non avere mai relazioni monogame.
Chi soffre di questo disturbo, inoltre, crede di essere speciale e, dunque, di meritare favoritismi e facili gratificazioni. Può mostrare un’eccessiva sicurezza in se stesso (ad esempio può pensare che un lavoro ordinario non sia degno di lui) e un fascino disinvolto e superficiale. La sua fiducia in se stesso, tuttavia, non è fondata su una valutazione positiva di sé, ma sulla diffidenza verso gli altri e il mondo, considerati potenzialmente danneggianti, umilianti e frustranti.

Le persone con questo disturbo si mostrano noncuranti non solo della sicurezza degli altri, ma anche della propria. Un tipico esempio di noncuranza della sicurezza altrui è la trascuratezza nell’accudimento dei figli (es. malnutrizione, malattie dovute a mancanza di igiene, figli affidati o abbandonati a familiari non conviventi o a vicini di casa). La noncuranza per la sicurezza propria, invece, si manifesta in numerosi comportamenti pericolosi (es. guida spericolata, abuso di sostanze stupefacenti, pratiche sessuali a rischio).

Lo scarso rimorso per le conseguenze delle proprie azioni dannose può manifestarsi con l’indifferenza, il minimizzare i danni arrecati, il fornire spiegazioni superficiali dell’accaduto (es. “la vita è ingiusta”), il biasimare le loro vittime perché sarebbero pazzi o senza risorse (es. “i perdenti meritano di perdere”) o meritevoli del loro destino (es. “doveva accadergli”). Generalmente queste persone sono incapaci di scusarsi o di riparare al loro comportamento.
Una caratteristica peculiare dei soggetti con personalità antisociale sembra essere il trasformismo: possono apparire molto isolati o, più frequentemente, attivamente coinvolti nei rapporti interpersonali; talvolta alternano comportamenti aggressivi con atteggiamenti miti e remissivi.
L’aggressività che caratterizza il disturbo si manifesta frequentemente con aggressioni fisiche (es. picchiare il coniuge). L’impulsività, invece, può manifestarsi con l’incapacità di pianificare il futuro, per cui queste persone prendono le decisioni sotto l’impulso del momento, senza considerare le conseguenze per sé e per gli altri.

Chi soffre di disturbo antisociale tende anche ad essere fortemente irresponsabile: può accadere sul piano lavorativo (es. la persona può trovarsi in lunghi periodi di disoccupazione nonostante la disponibilità di lavoro o in ripetute e ingiustificate assenze dal lavoro), finanziario (es. incapacità di provvedere al supporto dei figli e dall’accumulo di debiti), relazionale-affettivo (es. incapacità di adempiere alle responsabilità del ruolo genitoriale o coniugale).

Le persone che hanno questo disturbo manifestano, inoltre, una bassa tolleranza alla frustrazione, per cui, quando le cose non vanno come vorrebbero, non riescono a rinunciare ad un piacere o a procrastinarlo ed agiscono impulsivamente per raggiungerlo.

Manifestazioni minori di questo disturbo sono disforia, lamentele di tensione, incapacità di tollerare la noia e umore depresso.

 

 

  1. Come riconoscerlo

Chi soffre di disturbo antisociale di personalità di norma non richiede cure in quanto non ha consapevolezza di disagio e di malattia. Spesso queste persone accedono ai trattamenti psicoterapeutici in seguito a problemi con la legge: l’adesione a progetti terapeutici o riabilitativi, infatti, permette di migliorare la loro posizione legale.

Comunque la diagnosi di disturbo antisociale di personalità viene data a soggetti maggiorenni che, prima dei 15 anni d’età, presentano alcuni sintomi del disturbo della condotta. Questo disturbo consiste essenzialmente in comportamenti di violazione dei diritti degli altri o di alcune norme sociali (es. aggressione a persone o animali, distruzione di proprietà, truffa o furto).

I comportamenti antisociali possono essere dovuti anche alla schizofrenia o ad un episodio maniacale, per cui non si pone diagnosi di disturbo antisociale nel caso in cui i comportamenti antisociali si manifestano esclusivamente durante il decorso di queste altre due patologie.
Alcuni atti antisociali (es. spaccio di sostanze stupefacenti, furti per ottenere denaro per acquistare sostanze stupefacenti), inoltre, possono essere una conseguenza del disturbo correlato a sostanze. La differenza tra i due disturbi consiste nel fatto che, nel disturbo antisociale di personalità, il comportamento antisociale avviene indipendentemente dall’ottenimento e dall’uso delle sostanze stupefacenti.

Il disturbo antisociale di personalità va distinto anche dal comportamento criminale: questo è intrapreso solo per guadagno personale e non è accompagnato dalle caratteristiche personologiche del disturbo.

 

  1. Quali sono le conseguenze

L’impulsività che caratterizza le persone con disturbo antisociale di personalità può determinare cambiamenti improvvisi di lavoro, di residenza o di relazioni e, dunque, notevoli difficoltà di inserimento sociale.

L’inserimento sociale è fortemente limitato soprattutto perché queste persone, a causa dei loro comportamenti aggressivi, immorali e illegali, spesso vengono emarginate.

Chi soffre di disturbo antisociale di personalità, inoltre, ha maggiori probabilità rispetto alla popolazione generale di non raggiungere un’indipendenza economica, impoverirsi e diventare un “senzatetto”. Può anche trascorrere molti anni in istituti di pena e morire prematuramente per causa violenta (es. suicidio, incidenti, omicidi).

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