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L’utilizzo dell’ACT con gli adolescenti: prove di efficacia

L’utilizzo dell’ACT con gli adolescenti: prove di efficacia

L’adolescenza rappresenta quel periodo ricco di cambiamenti decisivi non sempre facili da affrontare. I dati provenienti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità ci dicono che circa il 20% dei soggetti adolescenti incorre in sintomi ansiosi e depressivi e che tali soggetti hanno un rischio maggiore di recidiva in età adulta. Diventa quindi fondamentale insegnare a questi ragazzi strategie di coping più funzionali atti a rimediare alle conseguenze negative del distress psicologico. Lo scopo degli studi pilota pubblicati sul Journal of Child and Family Studies di quest’anno è quello di esaminare l’efficacia di brevi trattamenti fondati sull’Acceptance and Committment Therapy, o meglio conosciuto come ACT, sui sintomi depressivi e ansiosi di soggetti adolescenti selezionati per problematiche psicosociali. E’ opportuno chiarire che l’ACT è un approccio cognitivo comportamentale che si fonda su studi empirici inerenti allo studio del linguaggio e che considera centrale l’impatto dei processi verbali sull’esperienza umana.
Ciascuno dei processi fondamentali dell’ACT è identificato con i sei vertici dell’hexaflex ,ovvero una rappresentazione grafica esagonale utilizzata per illustrare lo stretto legame esistente fra questi diversi punti fondamentali, ciascuno interdipendente daglialtri (Wilson, 2009).
I sei processi fondamentali in questione sono: il contatto con il momento presente, la defusione, l’accettazione, il sé come contesto, i valori e l’azione impegnata. I processi ACT sono stati integrati in ciascuna fase dell’intervento: dal processo di chiarificazione valoriale al committment ovvero all’impegno di ciascun partecipante nel processo attivo di cambiamento. Allo stesso modo, tutti gli esercizi di mindfulness ed esperienziali hanno incluso strategie basate sulla defusione, atta a ridurre l’impatto di pensieri disfunzionali, e sul self as a context, che consente di creare una prospettiva del proprio Sé attraverso processi di perspective taking o assunzione della prospettiva altrui, in cui il ragazzo ha appreso a assumere il punto di vista degli altri, con l’effetto di flessibilizzare i propri repertori comportamentali, e a mettere in discussione i propri stati interni, distanziandosi dalle convinzioni e dai pensieri più problematici. Infine, l’intervento ha mirato allo sviluppo dell’accettazione, alla disponibilità a integrare nella propria storia personale anche gli eventi più dolorosi (acceptance), restando con essi e consentendo così di superarne l’impatto integrandone l’esperienza (present moment).
Lo scopo è stato quindi quello di incrementare la flessibiltà psicologica intesa come la capacità di essere in contatto con il momento presente e cambiare il comportamento in accordo con i propri valori. L’intervento basato sui principi dell’ACT ha dimostrato già in passato di essere efficace per una gran varietà di problematiche sviluppatesi in età adulta, dai sintomi depressivi all’abuso di droghe, ma lo studio pilota australiano dimostra una riduzione significativa dei sintomi depressivi e dell’inflessibiltà psicologia in età adolescenziale. Allo stesso tempo lo studio pilota svedese dimostra una significativa riduzione dei livelli di stress, un decremento importante dell’ansia e un miglioramento delle abilità di mindfullness. Sembra dunque che un intervento di questo tipo possa rappresentare un valido trattamento preventivo in adolescenti ad alto rischio di sviluppare disturbi mentali.

Fredrik Livheim • Louise Hayes • Ata Ghaderi • Thora Magnusdottir •Anna Ho¨gfeldt • Julie Rowse • Simone Turner • Steven C. Hayes •
Anders Tengstrom – The Effectiveness of Acceptance and Commitment Therapy
for Adolescent Mental Health: Swedish and Australian Pilot Outcomes, J Child Fam Stud (2015) 24:1016–1030.

 

di Anna Borrelli

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