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Psicotraumatologia

Psicotraumatologia

Una delle branche operative entro cui si declina la psicologia riguarda la psicotraumatologia, una scienza operativa che studia la clinica del trauma e si configura come punto di contatto tra le discipline psicologiche.

Negli ultimi anni, questo ambito ha destato notevole interesse da parte di psicologi, esperti dell’età evolutiva, psicoterapeuti, psichiatri, neurologi, psicologi dell’emergenza, ricercatori, che si sono dedicati all’indagine sulla natura dei traumi e all’analisi del loro effetto esercitato sulla salute del singolo individuo e sulle masse.

Obiettivo della psicotraumatologia è proprio la differenziazione del tipo di intervento da adottare a partire dagli effetti, talora devastanti, prodotti da una specifica esperienza traumatica. Le radici di questa disciplina ci riportano alle origini del genere umano. La reazione più naturale dell’uomo, infatti, dinanzi a un evento atroce è quella di bandirlo dalla propria coscienza! Il genere umano si misura costantemente con la possibilità di sopravvivere psicologicamente al trauma e proprio alla luce di una riformulazione del concetto stesso di trauma, è stato possibile individuare specifiche forme di intervento in grado di ridurre o eliminare i sintomi post-traumatici, anche attraverso un processo di integrazione e rielaborazione dell’esperienza vissuta.

 

Trauma

Se, in generale, con il termine “trauma” ci si riferisce ad un evento inatteso che porta con sé una minaccia di morte (propria e altrui) e che si caratterizza per la sua intensità tale da innescare un forte sentimento di impotenza nella vittima, nello specifico la definizione è molto più significativa. Per una descrizione più tecnica del termine si rimanda al Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, IVª Edizione (DSM-IV TR). In esso, gli eventi definiti “traumatici” sono i seguenti:

  • Eventi vissuti in prima persona a impatto individuale o di massa: combattimenti militari, episodi di aggressione personale violenta (violenza sessuale, attacco fisico, scippo, rapina), rapimento, ostaggio, attacco terroristico, tortura (lapidazione), incarcerazione come prigioniero di guerra o in un campo di concentramento, disastri naturali o provocati, gravi incidenti automobilistici, comunicazione di una diagnosi di malattie minacciose per la vita. Per i bambini, gli eventi traumatici dal punto di vista sessuale possono includere esperienze sessuali precoci e inappropriate dal punto di vista dello sviluppo senza violenza o lesioni reali o minacciate.
  • Esperienze di testimonianza: aver assistito ad una scena di violenza, (ferimento grave o la morte innaturale di un individuo, assalti violenti, incidente, guerra o disastro, o il trovarsi inaspettatamente davanti a un cadavere o a parti di un corpo).
  • Eventi riferiti: un’aggressione personale violenta, grave incidente, o gravi lesioni subiti da un membro della famiglia o da un amico stretto; il venire a conoscenza della morte improvvisa, inaspettata, di una persona cara; oppure il venire a conoscenza di una malattia minacciosa per la vita di un proprio figlio.

Una concezione più ampia del concetto, potrebbe includere nella categoria degli eventi traumatici (in relazione anche all’impatto che essi esercitano sul soggetto), anche esperienze di separazione e/o divorzio in età infantile e non; condizioni protratte di abuso psicologico o incuria psicologica avvenute in ambito familiare o extrafamiliare; l’incapacità cronica delle figure genitoriali di sintonizzarsi emotivamente con le richieste e i bisogni di un figlio; perdita del posto di lavoro; condizioni economiche di precarietà e/o disagio cronici. Più in generale è necessario tener presente, a partire dal quadro sintomatico sviluppato, se si tratti di un trauma con  la “T”(maiuscola) quindi di un evento traumatico occasionale che si manifesta nella vita di un adulto con funzionalità adeguata, piuttosto che di un  trauma con la “t” (minuscola) frutto di eventi reiterati nel tempo. Nello specifico questi ultimi si manifestano attraverso pattern di esperienze dolorose precoci che avvengono ripetutamente per molti anni e non sono costituite da un solo evento drammatico. Un’esperienza gravemente traumatica quest’ultima, che ha forti implicazioni nella psicopatologia dello sviluppo. Si parla, infatti, di traumi dell’attaccamento quando si vivono esperienze di disorganizzazione nella rappresentazione della relazione di sé-con-l’altro proprio in seguito a situazioni luttuose o in qualche modo traumatiche pervasive.

 

PTSD

Il disturbo che consegue ad una esperienza traumatica, può risultare particolarmente grave e prolungato tale da evolversi in Disturbo Post-Traumatico da Stress (PTSD o Post-Traumatic Stress Disorder) caratterizzato da  un quadro sintomatologico complesso , reazioni continue e prolungate ad eventi passati da molto tempo.

Spesso sintomi intrusivi”, “sintomi di evitamento”, “sintomi di eccitazione”, invalidano la vita dell’individuo inficiandone le varie aree di funzionamento (lavorativa, affettiva, relazionale e così via ). L’attivazione  dei circuiti  ormonali specifici che contribuiscono all’aumento delle informazioni avverse, insieme all’aumento dei livelli di cortisolo (un ormone associato allo stress),producono un effetto sul  consolidamento del ricordo che si presenta più vivido. Tali alterazioni presenti a 3 mesi o più dal trauma, possono diventare croniche e contribuire ad un comportamento disadattivo ma soprattutto molto resistente al trattamento. E’ in questi casi che risulta necessario un intervento clinico attivo.

 

EMDR e Trauma

L’ EMDR, acronimo per Eye Movement Desensitization Riprocessing (“desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari”) nasce ufficialmente nel 1989 ed è ad oggi una delle tecniche evidence based più efficaci e utilizzate nel trattamento del trauma a livello psicoterapico.

Secondo tale modello le esperienze traumatiche possono arrivare a sopraffare il sistema di elaborazione adattiva dell’informazione, non consentendogli quei collegamenti che porterebbero ad una risoluzione interna delle esperienze; l’individuo resta così “congelato”, anche dopo anni, nella stessa sofferenza, come se il tempo non fosse mai passato. L’EMDR tenendo conto di tutti gli aspetti cognitivi, emotivi, comportamentali e neurofisiologici di un esperienza traumatica e/o stressante, immagazzinata in modo disfunzionale, mediante la stimolazione bilaterale favorisce il ristabilirsi di un equilibrio nel sistema di elaborazione dell’informazione consentendo la comunicazione tra gli emisferi cerebrali e conseguentemente una corretta rielaborazione delle esperienze negative .

Dopo il lavoro con l’EMDR i pazienti ricordano ancora l’evento o l’esperienza ma sentono che veramente fa parte del passato e il contenuto è totalmente integrato in una prospettiva più matura e funzionale.

Il protocollo si compone di otto differenti fasi che si susseguono tra loro ciascuna scandita da tempi ben precisi. La stimolazione bilaterale (movimenti oculari, tamburella menti, toni uditivi) è una delle sue componenti e si propone come obiettivo la desensibilizzazione con successiva rielaborazione dell’informazione mediante una stimolazione alternata dei due emisferi cerebrali. L’elaborazione è la creazione di nuove associazioni e collegamenti con il ricordo immagazzinato in una forma più adattiva.

Metaforicamente l’elaborazione è come la corsa di un treno: ad ogni fermata scende del materiale negativo e salgono nuove associazioni positive, in una corsa che porta ad un adattamento sempre maggiore in un percorso dal disfunzionale al funzionale.

 

CBT e EMDR

Nell’ambito della psicoterapia l’intervento sul trauma presuppone un modello di riferimento ben preciso. Oggi esistono molteplici approcci, tra loro assai differenti. Tra quelli che la comunità scientifica riconosce come più brevi ed efficaci figura la psicoterapia ad orientamento cognitivo-comportamentale (Cognitive Behavior Therapy CBT) che di per sé rappresenta una scienza applicata fondata su un ampio ventaglio di tecniche applicative. L’intervento cognitivo comportamentale si configura come un supporto alla rielaborazione delle rappresentazioni traumatiche, nell’ottica della ricostruzione dei significati esperienziali. Entro questa cornice teorica di riferimento, il focus terapeutico si sposta dalla “semplice” riduzione dei sintomi ad una completa  rielaborazione adattiva delle informazioni (“insight cognitivo”).Proprio il criterio di “doppia focalizzazione” che consente di lavorare contemporaneamente su più fattori immagine traumatica, cognizione negativa, emozioni disturbanti e sensazioni fisiche da un lato mediante la stimolazione bilaterale ci consente di considerare l’EMDR in una prospettiva più strettamente cognitivo-comportamentale. Il trattamento del PTSD alla luce di questo protocollo permette un processo di ristrutturazione cognitiva parallela alla esposizione comportamentale. All’interno della cornice teorica  della CBT, sono ravvisabili dei passaggi sovrapponibili al protocollo dell’EMDR che pertanto s’inserisce quale procedura d’elezione attraverso cui il ricordo traumatico viene trattato terapeuticamente alla luce di un metodo psicoterapico adattato al trattamento delle condizioni di disagio emotivo e stress legati a eventi traumatici. A partire da un’immagine traumatica, legata ad un evento “target” il soggetto avrà la possibilità  di accedere ad una rielaborazione adattiva dell’informazione che gli permetterà di rivivere il trauma in “sicurezza” data dal setting terapeutico. Fondamentale in questo contesto è l’accento posto sulla relazione terapeutica che diviene un’esperienza correttiva per il paziente che ha la possibilità di sperimentare nuove forme di accudimento distanziandosi dall’evento traumatico. La rielaborazione dei contenuti problematici comporta un cambiamento prodotto in terapia che chiama in causa processi quali le relazioni di attaccamento e le capacità metacognitive del soggetto che rappresenterebbero, l’anello di congiunzione tra EMDR e la teoria dell’attaccamento uno dei pilastri della psicoterapia cognitivo-comportamentale. Sarebbero, infatti, proprio i processi cognitivi implicati all’interno della relazione terapeutica i responsabili del miglioramento riscontrato nel paziente che diviene protagonista della propria esperienza e arriva a condividere con il terapeuta in vista di un obiettivo congiunto.

 

Evidence based

Le ricerche scientifiche e gli studi di efficacia sul trattamento del PTSD nell’ambito di una terapia cognitivo-comportamentale con il ricorso alla tecnica dell’EMDR, hanno evidenziato dei risultati apprezzabili. Interventi comparati tra farmacoterapie, terapia cognitivo-comportamentale (CBT), EMDR, rilassamento, ricorrendo anche a gruppi di controllo, hanno dimostrato che l’EMDR insieme alla CBT sono più efficaci e veloci di altri trattamenti. Minor tempo 5/15 ore già produrrebbero un miglioramento degli effetti al follow-up. Il ricorso a tecniche di neuroimaging con successiva produzione di scansioni cerebrali (TAC-PET-fMRI-SPECT) eseguite in soggetti pre e post-trattamento (studi di Van der Kolk B.) indicano miglioramenti a livello neurofisiologico. I recenti progressi tecnologici hanno consentito una sempre più dettagliata misurazione della distribuzione del flusso sanguigno, con conseguente incremento del metabolismo circoscritto a specifiche regioni cerebrali che risulterebbero più attive a seguito di una stimolazione. Dati sufficienti a supporto consentono di concludere che l’EMDR è efficace per il trattamento del PTSD con popolazioni civili. L’evidenza basata sulle recenti ricerche suggerisce che l’EMDR può essere più efficiente (meno sedute richieste) e più tollerabile (meno drop outs) rispetto ad altri trattamenti.L’ American Psychological Association nel 1995 e l’International Society for Traumatic Stress Studies (ISTSS) 2000 così come l’American Psychological Association Clinician’s Research Digest Giugno 2002 hanno riconosciuto l’efficacia dell’EMDR come Metodo Terapeutico.

 

 

 

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