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Età Adulta

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Depressione Maggiore

Posted by on Gen 6, 2015 in Età Adulta | 0 comments

Depressione Maggiore

Che cos’è il disturbo Il disturbo che comunemente chiamiamo depressione si definisce in ambito clinico depressione maggiore. Si tratta di un disturbo dell’umore caratterizzato dai seguenti sintomi o segni: * umore depresso o tristezza per la maggior parte del giorno; * riduzione della capacità di provare piacere o interesse nelle attività che in passato procuravano soddisfazione; * sentimenti di irritabilità e disforia (uno stato in cui si alternano emozioni di ansia, apatia e irritabilità); * senso di fatica e sensazione di non essere in grado di svolgere le attività quotidiane; * sensi di colpa, autosvalutazione e sensazione di essere un fallito; * pensieri di morte o idee suicidarie; * difficoltà a prestare attenzione, a concentrarsi e a prendere decisioni; * alterazioni del sonno: sonnolenza, insonnia o ipersonnia; * riduzione o aumento dell’appetito e significativo aumento o perdita di peso; * riduzione del desiderio sessuale. È raro che una persona depressa abbia contemporaneamente tutti i sintomi riportati nell’elenco, ma se soffre quotidianamente dei primi due sintomi e di almeno altri tre è molto probabile che abbia un disturbo depressivo maggiore. L’andamento della depressione può avere diverse forme. In alcuni casi i sintomi possono presentarsi in maniera acuta e improvvisa; in altri invece si assiste ad una manifestazione più subdola dove i sintomi sono costanti ma di minore intensità; in altri ancora l’andamento può essere graduale e con un’alternanza tra periodi di relativo miglioramento e periodi di riacutizzazione dei sintomi. Si tratta di uno dei disturbi psicologici più diffusi nella popolazione e può colpire chiunque, indipendentemente dall’età, dal sesso, dal livello culturale e dallo status socioeconomico. Come si manifesta L’umore è il tono emotivo di base che influenza in maniera significativa la percezione di sé, degli altri e dell’ambiente in generale. Soffrire di depressione significa avere una alterazione di questa tonalità di base: percepiamo noi stessi, le relazioni con gli altri e con il mondo intorno a noi come negative, difficili da affrontare, faticose e inutili, sentendoci incompresi e criticati. Specificamente, la depressione si manifesta attraverso numerosi segni e sintomi di tipo fisico, emotivo, comportamentale e cognitivo. I sintomi fisici più comuni sono la perdita di energia, il senso di fatica, la perdita o l’aumento di peso, le alterazioni del sonno (insonnia o ipersonnia), il calo del desiderio sessuale, dolori fisici o disturbi somatici (es. mal di testa, mal di schiena, disturbi gastrointestinali, dolore toracico). Le emozioni tipiche sperimentate da chi è depresso sono la tristezza, l’angoscia, la disperazione, il senso di colpa, il senso di vuoto e la mancanza di sentimenti verso gli altri, la mancanza di speranza nel futuro, la perdita di interesse e/o piacere per qualsiasi attività, la perdita di entusiasmo e/o gratificazione, la sensazione di impotenza, l’irritabilità e l’ansia. I principali sintomi comportamentali sono rappresentati dal rallentamento e/o agitazione psicomotoria, dalla riduzione delle attività quotidiane (es. cura di sé e dell’igiene personale, lavoro, faccende domestiche ecc.), dalla difficoltà a prendere decisioni e risolvere i problemi, dall’evitamento delle persone e l’isolamento sociale, dall’adozione di comportamenti passivi (es. rinuncia ad attività piacevoli o di interesse, atteggiamenti di accondiscendenza, mancanza di iniziative spontanee), dalla riduzione dell’attività sessuale e, nei casi più gravi, dai tentativi di suicidio. Ci sono, inoltre, alcuni comportamenti tipici delle persone depresse che favoriscono lo sviluppo di circoli viziosi e che, dunque, mantengono nel tempo l’umore depresso....

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Disturbo d’Ansia Generalizzata

Posted by on Gen 6, 2015 in Età Adulta | 0 comments

Disturbo d’Ansia Generalizzata

Che cos’è il disturbo Il Disturbo d’Ansia Generalizzato (DAG) è caratterizzato principalmente da un’eccessiva preoccupazione in relazione ad alcuni eventi quotidiani e al ricorso alla rimuginazione come tentativo principale di risoluzione. Questo eccessivo periodo di preoccupazione non è inferiore ai 6 mesi e inoltre, non risulta associato a specifiche circostanze, come può capitare per altri disturbi d’ansia. L’individuo manifesta una forte difficoltà a controllare la rimuginazione e presenta almeno tre dei seguenti sintomi: * Irrequietezza * facile affaticamento * difficoltà di concentrazione * tensione muscolare * sonno disturbato Gli individui che soffrono di DAG riferiscono generalmente le tipiche sensazioni dell’ansia ma l’aspetto che più contraddistingue questo disturbo dagli altri è l’elevato ricorso al rimuginio che diviene problematico in quanto alimenta ricorsivamente le preoccupazioni iniziali e l’ansia ad esse associate. L’aspetto clinico non è nei contenuti del rimuginio ma nel suo rivelarsi non controllabile da parte del soggetto. Come si manifesta Il soggetto con DAG vive come se si aspettasse un evento catastrofico da un momento all’altro e le sue preoccupazioni sono costanti ma hanno per oggetto diversi eventi o problematiche della vita quotidiana che si alternano anche in maniera piuttosto rapida. Il disagio è costituito da un senso costante di preoccupazione che interferisce con le normali attività quotidiane per cui anche prendere un autobus può nascondere minacce per cui diviene necessario preoccuparsi. Molti comportamenti messi in atto dal soggetto per limitare questa sua costante preoccupazione, come il richiedere rassicurazioni, cercare di limitare la rimuginazione o evitare eventi che innescano preoccupazione, possono avere dei limitati benefici nell’immediato ma essere piuttosto controproducenti nel lungo termine in quanto alimentano e confermano le sue preoccupazioni e il suo stato di ansia. Come riconoscerlo Il  DAG si distingue dagli altri Disturbi d’Ansia in quanto la preoccupazione eccessiva non è limitata all’avere un Attacco di Panico (come nel Disturbo di Panico, Senza Agorafobia e Con Agorafobia), rimanere imbarazzati in pubblico (come nella Fobia Sociale), essere contaminati (come nel Disturbo Ossessivo-Compulsivo), prendere peso (come nell’Anoressia Nervosa), avere una grave malattia (come nell’Ipocondria), avere molteplici fastidi fisici (come nel Disturbo da Somatizzazione). Quali sono le conseguenze Chi soffre di un disturbo d’ansia generalizzato ha difficoltà a limitare l’impatto che le preoccupazioni hanno sulle attività che sta svolgendo; ciò comporta una compromissione del funzionamento lavorativo (es. rallentamento nello svolgimento dei compiti) e sociale (es. tensioni causate dalle frequenti richieste di rassicurazioni). Spesso queste limitazioni hanno gravi ripercussioni sul senso di efficacia personale e della stima di sé, che spesso conducono ad una depressione secondaria. Altra frequente conseguenza del disturbo d’ansia generalizzato è l’abuso di sostanze psicoattive (es. farmaci, droghe), a cui la persona può ricorrere come tentativo disperato di gestire il disturbo stesso o la depressione che ad esso può...

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Fobia sociale

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Fobia sociale

  Che cos’è il disturbo La Fobia Sociale è un disturbo d’ansia caratterizzato dal timore di esporsi a una o più situazioni sociali o di eseguire in pubblico alcune semplici e comuni operazioni pratiche, valutate dal soggetto come vere e proprie prestazioni. I soggetti che presentano Fobia Sociale, temono di apparire imbarazzati e di venire giudicati dagli altri come ansiosi, deboli, strani, impacciati, stupidi o addirittura come “pazzi”. Tutte le situazioni condividono, comunque, la credenza dell’individuo di essere osservato, di essere giudicato e di essere valutato negativamente, come soggetto inadeguato e ridicolo. Quando il timore è esteso alla maggior parte delle situazioni sociali allora si parla di fobia sociale generalizzata. Come conseguenza di questi timori il soggetto tende ad evitare situazioni sociali che possano innescare il suo timore. Come si manifesta Sebbene la fobia sociale sia caratterizzata da diversi sintomi, l’aspetto centrale è la paura di affrontare le situazioni in cui si è potenzialmente esposti al giudizio degli altri. Tale timore si manifesta inizialmente con ansia anticipatoria che si trasforma in vere e proprie crisi d’ansia nel momento in cui avviene l’esposizione alla situazione sociale temuta. I  sintomi tipici dell’ansia sono tensione muscolare, rossore, disturbi intestinali, sudorazione, batticuore ect. In presenza di altri, a questi sintomi vi si associano le manifestazioni somatiche della vergogna quali rossore e senso di umiliazione. Da un punto di vista comportamentale, in tali situazioni il soggetto cerca di evitare il contatto oculare, di non attirare l’attenzione su di sé e di provare a nascondere le proprie difficoltà comprendoni ad esempio il volto con le mani per evitare che gli altri notino il suo imbarazzo o di restare con la giacca per evitare di mostrare la sudorazione. Il soggetto viene pervaso da un senso generale di agitazione, di vergogna e di imbarazzo molto forte e teme che questo sia oggetto di giudizio negativo da parte degli altri. I tipici pensieri possono essere “ora inizierò a stare male, sembrerò strano e goffo, inizierò a sudare, gli altri se ne accorgeranno e penseranno che sono un imbranato e uno stupido”. Al termine dell’esposizione il soggetto prova sentimenti di sconfitta e di tristezza. L’ansia può diventare così intensa da ostacolare realmente il soggetto nello svolgimento dei suoi compiti. L’avverarsi di ciò che si teme di più, di solito, causa ulteriore imbarazzo, vergogna o senso di umiliazione. Si può instaurare, così, un circolo vizioso che autoalimenta il disturbo, in quanto mantiene nel tempo il timore del giudizio negativo e l’ansia anticipatoria. Sul piano emotivo il soggetto sperimenta una grossa difficoltà a contenere le manifestazioni somatiche dell’ansia, a queste vi si associano quelle dovute all’imbarazzo e alla vergogna di essere giudicati come degli imbranati; la vergogna della propria vergogna viene definita metavergogna e rappresenta il timore di essere giudicati negativamente solo perché in quel momento si sperimenta vergogna. Successivamente all’esposizione compaiono emozioni legate alla tristezza e al senso di umiliazione. Come riconoscerlo Le manifestazione dell’ansia, dell’imbarazzo, o della vergogna, il timore di essere giudicati negativamente dagli altri,  sono sensazioni che proviamo tutti in determinate circostanze. Le persone che soffrono di fobia sociale, tuttavia, provano queste emozioni con tale intensità da compromettere il normale svolgimento della vita quotidiana. A differenza di altri disturbi d’ansia, il soggetto che soffre di fobia sociale ha come oggetto specifico delle proprie paure il timore di...

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Ipocondria

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Ipocondria

  Che cos’è il disturbo L’ipocondria è anche definita come uno stato d’ansia connesso con lo stato di salute. E’ la credenza, basata sull’interpretazione erronea di segni o sintomi fisici, di avere o di stare sviluppando una grave patologia, senza che un’accurata valutazione medica abbia identificato motivi sufficienti per giustificare tali timori. La preoccupazione può riguardare funzioni corporee come il battito cardiaco o la respirazione, alterazioni fisiche di lieve entità come ad esempio piccole ferite o un banale raffreddore, oppure sensazioni fisiche indistinte o confuse come una “strana stanchezza”. La persona attribuisce questi sintomi o segni alla malattia sospettata ed è molto preoccupata per il loro significato e per la loro causa. Le preoccupazioni possono riguardare numerose malattie , in momenti diversi o simultaneamente. Di solito leggere notizie riguardanti malattie può innescare preoccupazioni a riguardo. Di solito le rassicurazione dei medici non riescono a dissipare questi timori ma la ricerca di rassicurazione porta i soggetti a consultare continuamente specialisti e medici. Come si manifesta L’immagine di sé, nei soggetti ipocondriaci, è caratterizzata dalla assunzione di essere delle persone fragili, vulnerabili, deboli, facili alle malattie. Tale credenza è piuttosto generale e globale e costituisce uno dei perni intorno al quale si costruisce il senso della propria identità. Molto spesso, almeno in tutti quei pazienti dove è conservata una buona capacità critica, la preoccupazione ipocondriaca è considerata una reazione esagerata. L’elemento centrale rimane comunque una falsa interpretazione di segni o sintomi fisici che spesso parte da un evento critico che può coincidere con l’insorgenza di sintomi somatici non previsti, con la malattia di un conoscente o con l’esposizione a informazioni mediche. La risposta affettiva che accompagna le false interpretazioni è spesso di tipo ansioso, sebbene la depressione sia una caratteristica secondaria in prolungate preoccupazioni relative allo stato di salute. La risposta comportamentale è composta di evitamenti, comportamenti protettivi, ricerca di rassicurazioni, controlli corporei. Proprio questi ultimi ripetuti controlli corporei possono causare irritazioni o lesione ai tessuti per cui divengono fattori di mantenimento del disturbo. Anche i comportamenti di evitamento, possono evitare al soggetto di compiere presunti sforzi fisici o la visione di programmi televisivi che hanno come oggetto la salute fisica. Questi evitamenti a lungo termine confermano la credenza di base del soggetto di essere cagionevole e vulnerabile sia da un punto di vista fisico che emotivo. I comportamenti protettivi invece fanno in modo che il soggetto metta in atto tutta una serie di comportamenti di prevenzione in assenza di una specifica indicazione medica come dormire molto o assumere aspirine, vitamine, integratori. Anche in questo caso a lungo termine l’effetto è quello di mantenere la credenza di necessitare di tutte le cure possibile per evitare di ammalarsi. Come riconoscerlo Per distinguere l’ipocondria dai disturbi d’ansia, basti pensare che lo stato d’ansia in questo caso è generato unicamente dallo stato di salute. A differenza dei disturbi somatoformi, l’attenzione è focalizzata sugli aspetti di malattia del proprio corpo e non su gli altri aspetti generalmente oggetto dei disturbi somatoformi. A differenza dei soggetti che soffrono di un Disturbo da Attacco di Panico, che percepiscono come imminente il pericolo per il proprio stato di salute, l’ipocondriaco immagina che tale danno possa avvenire anche nel futuro, se vengono sottovalutati determinati sintomi fisici e se non vengono adottati comportamenti protettivi adeguati. Quali sono le conseguenze Il...

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Disturbo Bipolare

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Disturbo Bipolare

Che cos’è il disturbo I disturbi bipolari, conosciuti anche come disturbi maniaco depressivi, sono un insieme di quadri clinici caratterizzati da una grave alterazione dell’umore, quindi delle emozioni, dei pensieri e dei comportamenti che si alternano tra una fase depressiva ed una maniacale (o ipomaniacale) intervallati spesso anche da periodi asintomatici; quando la persona si trova nella fase maniacale può sentirsi pieno di energie, con ridotto bisogno di dormire e di mangiare; è esposto a comportamenti pericolosi e spesso commette azioni impulsive. Il flusso dei pensieri è tipicamente accelerato e il comportamento risulta spesso inconcludente; il senso di autostima è elevato e le valutazione che compie il soggetto sono spesso alterate. Durante la fase depressiva il soggetto invece può cadere nella disperazione più assoluta caratterizzata da diminuzione delle energie, senso di stanchezza, apatia e, nei casi più gravi anche da ideazione suicidaria. Quando l’alterazione passa da uno stato all’altro in modo non definitivo (cioè non è completamente depresso né completamente in mania)  si può presentare, invece, lo stato misto. Come si manifesta Le alterazioni dell’umore sono periodiche, e possono presentarsi talora anche periodi asintomatici. Le manifestazioni più eclatanti del disturbo si hanno durante l’episodio maniacale, durante il quale la persona mostra un umore eccessivamente positivo, si esalta, si accresce l’autostima, e la sua capacità di giudizio è alterata. Il periodo che dedica al sonno diminuisce, il bisogno di mangiare è ridotto e il suo eloquio si accelera. Le fasi maniacali, nei casi più gravi possono sviluppare deliri di grandezza o “paranoia”. A questi momenti di euforia si alternano fasi depressive, ovvero di opposta polarità (da cui il termine di “disturbo bipolare”). Le fasi depressive seguono spesso quelle maniacali e solitamente durano di più. Spesso le fasi depressive sono anche più frequenti. A volte da una fase si passa immediatamente all’altra, altre volte intercorre un periodo di umore normale. Di solito una fase insorge gradualmente, ma a volte l’insorgenza è più improvvisa. I sintomi maniacali possono includere: Un senso di euforia o di forte irritabilità Aumentata sensazione di forza ed energia Aumento del flusso dei pensieri Presenza di ambizioni, spesso grandiose Alterazione della capacità di giudizio Attività sessuale più a rischio Diminuzione del sonno e dell’alimentazione I sintomi della depressione possono essere: Apatia Forza e attività ridotta Agitazione e irritabilità Capacità di pensare rallentata rispetto al normale Sensazione di essere senza speranza e senza aiuto Approccio pessimista alla realtà Alterazione nel ritmo dell’appetito (mangiare di più o di meno) Alterazione nel ritmo del sonno (dormire di più o di meno) Uno stato misto si ha quando depressione e manie si manifestano contemporaneamente. Come riconoscerlo Il soggetto vive l’alterazione dell’umore non sempre in senso negativo. Mentre la fase depressiva è vissuta con molta preoccupazione, portando spesso il soggetto a recarsi dallo specialista, la fase maniacale è vissuta come “uno stato ambito” in quanto il soggetto vive una netta esaltazione delle sue potenzialità e della sua energia. Se l’ambiente circostante contrasta il modo di agire del soggetto, questa fase può essere caratterizzata da umore disforico,  sensazione di ingiustizia subita e quindi grande irritabilità, rabbiosità e intolleranza.  Spesso queste sensazioni sono accompagnate da un comportamento aggressivo, con scarsa capacità di valutare le conseguenze delle proprie azioni. E’ molto importante distinguere la fase depressiva da uno stato di tristezza, che non è una malattia,...

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Schizofrenia e altri Disturbi Psicotici

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Schizofrenia e altri Disturbi Psicotici

  Che cos’è il disturbo Sotto la categoria di disturbi psicotici rientra un gruppo eterogeneo di disturbi accomunati dalla presenza, anche non contemporanea, dei seguenti fenomeni sintomatici: Disturbi formali del pensiero: rappresentano quella serie di sintomi che possiamo definire di alterazione cognitiva del soggetto per cui il flusso dei pensieri e del linguaggio viene ad essere gravemente compromesso. Disturbi del contenuto del pensiero: si tratta di ideazione delirante, cioè di un’attività di pensiero fortemente illogica ma sostenuta dal soggetto con una solida convinzione (ad esempio il soggetto può sostenere con convinzione di essere in missione per conto degli alieni o di essere il responsabile dell’attacco alle torri gemelle) Si assiste spesso anche alla comparsa di comportamento eccentrico, eloquio disorganizzato, o convinzioni stravaganti. Disturbi della percezione: quando cioè l’esperienza percettiva è anormale e possono esserci allucinazioni visive, tattile, uditive (ad esempio il soggetto può udire voci o vedere persone laddove non sono presenti) Impoverimento ideoaffettivo: sono i cosiddetti sintomi negativi (apatia, abulia, anaffettività), spesso accompagnati anche da ritiro sociale. Una prima categoria di disturbi psicotici sono i disturbi schizofrenici (i sintomi persistono per almeno 6 mesi) così suddivisibili: Schizofrenia Paranoide: i deliri e le allucinazioni sono tipicamente di persecuzione o di grandiosità o entrambi. Schizofrenia Disorganizzata: caratterizzata da eloquio, comportamento e affettività disorganizzati. L’eloquio disorganizzato può essere accompagnato da stupidità e ilarità che non sono strettamente connesse al contenuto dell’eloquio. Schizofrenia Catatonica: si tratta di una manifestazione prevalentemente psicomotoria che può comportare arresto motorio, eccessiva attività motoria, estremo negativismo, mutacismo, peculiari movimenti volontari, ecolalia, o ecoprassia. Schizofrenia Residua: si è in presenza di questa forma di schizofrenia quando vi è stato almeno un episodio di schizofrenia, ma il quadro clinico attuale è senza sintomi psicotici positivi rilevanti (per es., deliri, allucinazioni, eloquio o comportamento disorganizzati). Vi è manifestazione di sintomi negativi (per es., affettività appiattita, povertà dell’eloquio, o abulia), o di due o più sintomi positivi ma fortemente attenuati Disturbo Schizofreniforme (i sintomi persistono per almeno 1 mese, ma meno di 6 mesi): si parla di disturbo schizofreniforme. Disturbo Schizoaffettivo: quando in concomitanza con i sintomi schizofrenici (deliri, allucinazioni, eloquio disorganizzato, comportamento disorganizzato o catatonico) vi sono sintomi emotivi, come episodi di mania o di depressione o misti, Disturbo Delirante: è caratterizzato da manifestazioni d’alterazione ideativa di tipo delirante con vari temi di pensiero (grandiosità, gelosia, erotomania, persecutorietà, somatizzazioni) non accompagnate da altri sintomi dei disturbi schizofrenici. Disturbo Psicotico breve: quando i sintomi schizofrenici persistono per almeno 1 giorno, ma meno di 1 mese Come si manifesta I disturbi psicotici di manifestano su diversi piani. Sul piano comportamentale il soggetto presenta alterazioni che possono essere una diretta conseguenza delle idee deliranti e delle allucinazioni e si assiste spesso ad un impoverimento dei comportamenti sociali con conseguente ritiro sociale. Problemi possono essere notati in qualunque forma di comportamento finalizzato che può evidenziare delle difficoltà nella esecuzione di attività della vita quotidiana, come la preparazione dei pasti o il mantenimento dell’igiene personale. La persona può avere un aspetto molto disordinato, può vestire in un modo eccentrico o inusuale. Sul piano percettivo il soggetto vive delle esperienze anomale che lo portano ad avere delle vere e proprie allucinazioni che possono manifestarsi con qualunque modalità sensoriale Sul piano del contenuto dei pensieri il soggetto presenta deliri che sono convinzioni erronee, che comportano un’interpretazione non...

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Disturbo Ossessivo-Compulsivo

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Disturbo Ossessivo-Compulsivo

  Che cos’è il disturbo Il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) è uno dei disturbi d’ansia più frequenti. Si caratterizza per la presenza di due elementi: le ossessioni e le compulsioni (sebbene in alcuni casi possano presentarsi ossessioni senza compulsioni e viceversa). Le ossessioni sono pensieri, immagini mentali o impulsi che si manifestano ripetutamente nella mente di una persona e che sono percepiti come sgradevoli ed intrusivi. Sono fenomeni mentali involontari che infastidiscono molto le persone che ne soffrono, perché sfuggono al loro controllo e perché provocano emozioni negative (es. paura, disgusto, senso di colpa, ecc.). Le compulsioni sono dei comportamenti ripetitivi (es. lavarsi le mani, controllare se lo sportello della macchina è stato chiuso, riordinare) o delle azioni mentali (es. contare, pregare, ripetere formule superstiziose), messi in atto per ridurre il senso di disagio e l’ansia provocati dai pensieri ossessivi. Spesso assumono la forma di rituali o di cerimoniali, cioè l’esecuzione delle compulsioni si basa sulla messa in atto di alcuni comportamenti o azioni mentali secondo certe regole o criteri stabiliti dalla persona (ex. contare un certo numero di volte, ripetere determinate parole o frasi, lavarsi secondo solo in una certa modalità, controllare un determinato numero di volte). Le ossessioni sono spesso di natura bizzarra e, chi ne soffre, riconosce la loro infondatezza o esagerazione; tuttavia, in alcuni casi, si può essere così ansiosi da non rendersi neanche conto che si tratta di pensieri che generano preoccupazioni irrazionali o eccessive. Si fa diagnosi di DOC quando i sintomi ossessivo-compulsivi causano marcato disagio, fanno consumare molto tempo al giorno (più di un’ora) o comunque interferiscono notevolmente con le attività abituali della persona (es. lavoro, relazioni sociali, cura della casa). Come si manifesta Il DOC è un disturbo molto diffuso – colpisce circa il 2-3% della popolazione mondiale senza distinzioni di sesso o di età – che può manifestarsi in qualunque fase della vita in modo acuto (cioè con la comparsa improvvisa ed intensa dei sintomi) o più spesso in modo subdolo e graduale (cioè con un andamento progressivamente crescente dei sintomi). Anche le modalità in cui si manifesta possono essere di varia natura, per cui il tipo di ossessione o compulsione designa la categoria o sottocategoria di DOC. Di solito distinguiamo: DOC da contaminazione o da disgusto: chi ne soffre è tormentato dalla insistente preoccupazione di potersi sporcare o contaminare entrando in contatto con sostanze di vario tipo come escrementi, secrezioni del corpo, sporcizia, sostanze chimiche, siringhe, cibi crudi, saponi, solventi, detersivi, ecc.. La contaminazione può essere anche rappresentata da un oggetto di natura sociale (es. il tossicodipendente, l’anziano o il barbone) o metafisica (es. il male, il diavolo, le negatività). In alcuni casi non c’è un vero e proprio timore di malattia, ma piuttosto un forte disgusto all’idea di entrare in contatto con queste sostanze. La persona, quindi, si sente costretta ad evitare una serie infinita di luoghi: bagni e giardini pubblici, cassonetti dell’immondizia, supermercati, stazioni ferroviarie, ospedali, ecc., tutto ciò al fine di evitare di provare la sensazione di contaminazione. Quando, invece, entra in contatto o semplicemente pensa di essere entrato in contatto con una delle sostanze contaminanti, mette in atto una serie di rituali di lavaggio, pulizia e sterilizzazione ripetuti e particolareggiati (compulsioni) al fine di  neutralizzare o ridurre la sensazione di contaminazione ed il disagio ad essa...

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Bulimia Nervosa

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Bulimia Nervosa

    Che cos’è il disturbo La bulimia nervosa è un disturbo del comportamento alimentare caratterizzato dai seguenti aspetti:   abbuffate ricorrenti: una persona “si abbuffa” quando assume una grande quantità di cibo ed  ha la sensazione di perdere il controllo mentre mangia (cioè non è capace di evitare di mangiare o di smettere di mangiare una volta iniziato); con l’espressione “grande quantità di cibo” si intende una dose più abbondante rispetto a quella che verrebbe consumata normalmente da una persona media nella stessa situazione;   comportamenti di compenso: che seguono le abbuffate, finalizzati a prevenire l’aumento di peso; tra questi troviamo: vomito provocato volontariamente, uso improprio di lassativi e diuretici, eccessivo esercizio fisico, uso di farmaci anoressizzanti;   persistenti preoccupazioni riguardanti l’alimentazione: chi soffre di bulimia pensa insistentemente al cibo ed ha un forte desiderio o bisogno compulsivo di mangiare;   persistenti preoccupazioni per il peso e le forme corporee: chi soffre di bulimia è fortemente e continuamente preoccupato di ingrassare e/o di sentirsi, vedersi o apparire grasso   frequenza delle abbuffate: le abbuffate devono verificarsi almeno due volte a settimana per almeno tre mesi   Come si manifesta La condotta alimentare di chi soffre di bulimia nervosa è caratterizzata dalla presenza di frequenti abbuffate. Durante questi episodi la persona non riesce a resistere all’impulso di mangiare ed è in preda alla sensazione di non potersi controllare; le abbuffate spesso continuano fino a che non ci si sente “così pieni da stare male”. Chi si abbuffa, generalmente, non mangia con tranquillità, ma ingoia grandi quantità di cibo, di ogni tipo (es. biscotti, patatine, salumi, caramelle, dolci), molto in fretta e senza avere il tempo di gustarlo (a parte un lieve piacere iniziale che scompare quasi subito); un forte senso di colpa e di disprezzo verso se stessi può comparire durante o immediatamente dopo ogni abbuffata. Chi presenta questo disturbo, generalmente, si vergogna della propria condotta alimentare e tenta di nasconderla a tutti i costi: per questo motivo le abbuffate avvengono quando si è da soli, mentre in presenza di altri si tende a non mangiare o a limitare l’assunzione di cibo. Le ragazze con bulimia nervosa, malgrado mangino grandi quantità di cibo, danno molta importanza al peso e alle forme corporee, come tutte le persone che hanno un disturbo dell’alimentazione. Per questo motivo presentano un intenso desiderio di perdere peso, che le porta a pensare costantemente alla dieta e al cibo e a mettere in atto dei comportamenti di compenso (es. si provocano volontariamente il vomito, fanno un uso improprio di lassativi e diuretici, fanno un eccessivo esercizio fisico, usano farmaci finalizzati alla perdita di peso o alla limitazione dell’appetito) o di restrizione alimentare (es. saltano i pasti). In alcuni casi le persone arrivano ad essere ossessionate dal cibo e pensano a come dimagrire per tutto l’arco della giornata. Per chi soffre di bulimia, come per chi è affetto da anoressia, il peso e le forme corporee sono i due fattori principali su cui basare la propria autostima; chi non è affetto da questi disturbi, invece, valuta il proprio valore personale su più aspetti, come il rendimento lavorativo, il ruolo di genitore, il rapporto di coppia e i rapporti con gli altri. Lo stile di pensiero tipico delle persone che soffrono di bulimia nervosa è del tipo “tutto-o-nulla”,...

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Anoressia Nervosa

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Anoressia Nervosa

  Che cos’è il disturbo L’anoressia Nervosa è un disturbo del comportamento alimentare che si caratterizza per il rifiuto di mantenere il peso al di sopra o al livello minimo normale per l’età e la statura, disturbi nel modo in cui sono percepiti il peso e le forme corporee, un’eccessiva attenzione al corpo, al peso e alle forme corporee e amenorrea (assenza di ciclo per tre mesi consecutivi) per le donne. Come si manifesta L’esordio avviene quasi sempre in seguito ad un evento stressante o dopo una dieta improvvisa e molto rigida. Dopo uno stato di euforia legato al raggiungimento dei proprio obiettivi, il soggetto arriva a  perdere il controllo sulla propria alimentazione. Nonostante si arrivi a condizioni di sottopeso, ci si continua a percepire alcune parti del corpo come “troppo grasse” e così si intraprendono, oltre a diete sempre più rigide, anche condotte di vomito auto-indotto, uso improprio di lassativi o diuretici, riduzione del numero dei pasti al giorno e attività fisica eccessiva. Il soggetto a questo punto inizia a sviluppare una vera e propria ossessione nei confronti del cibo, pensando ad esso in maniera continuativa e dando vita a veri e proprio rituali (leggere le etichette dei cibi, calcolare gli importi calorici, sminuzzare il cibo prima di ingerirlo ect..). L’anoressia nervosa viene divisa in due sottotipi; quello con restrizioni definito così dalla presenza di rigide restrizioni alimentari senza la presenza di abbuffate o condotte di eliminazione. Il secondo sottotipo è definito con abbuffatte/condotte di eliminazione ed è caratterizzato dalla presenza di restrizioni come nel primo sottotipo ma che viene interrotto da abbuffate e di conseguenza dal vomito autoindotto o dall’uso di lassativi. Il livello di autostima e di valutazione di sè di questi soggetti è influenzato dalla capacità di controllare il proprio peso e i fallimenti sono seguiti da autocritica e svalutazione. Essendo gli standard attesi molto elevati e il metro di giudizio tendente al perfezionismo, diventa molto facile che gli obiettivi non vengano raggiunti e si presentino tali condizioni negative. Spesso si struttura un vero e proprio isolamento sociale e un conseguente stato depressivo. Come riconoscerlo Spesso manca la consapevolezza di malattia da parte del soggetto, oppure questa viene fermamente negata. L’anoressia nervosa è facilmente identificabile dalla difficoltà del soggetto a recuperare peso e da una serie di sintomi specifici della denutrizione. Il raggiungimento del peso normale è spesso visto dal soggetto con estremo timore. Il valore di peso normale viene valutato attraverso l’indice di massa corporeo o body mass index (BMI), che si calcola dividendo il peso in chilogrammi per il quadrato dell’altezza, espresso in metri; in un soggetto normopeso il BMI è compreso tra 18.5-24.8 Kg/m2, mentre in una persona sottopeso scende al di sotto di 18.5 Kg/m2; Può manifestarsi inoltre con un tono dell’umore depresso e da una sintomatologia che può apparire di natura ossessiva per quanto riguarda l’eccessiva importanza attribuita al peso, alle forme corporee, al controllo dell’alimentazione e alle  calorie. Quali sono le conseguenze Le conseguenze dell’anoressia nervosa possono essere sia di natura psicologica che di natura organica. Nel primo caso il soggetto vive un vero e proprio calo dell’interesse per qualsiasi cosa non rientri nei temi del cibo e dell’alimentazione. Vi è un vero è proprio isolamento sociale e difficoltà a portare avanti relazioni affettive. Da un punto di vista...

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Disturbo da Attacchi di Panico

Posted by on Gen 6, 2015 in Età Adulta | 0 comments

Disturbo da Attacchi di Panico

  Che cos’è il disturbo Gli Attacchi di Panico vengono descritti come un’improvvisa e inaspettata manifestazione d’ansia caratterizzata da una serie di sintomi somatici o cognitivi che aumentano progressivamente e si manifestano e raggiungono il loro apice entro un periodo di 10 minuti. Si ha un Attacco di Panico quando si manifestano almeno 4 dei seguenti sintomi: * palpitazioni, cardiopalmo o tachicardia * sudorazione * tremori fini o a grandi scosse * dispnea o sensazione di soffocamento * sensazione di asfissia * dolore o fastidio al petto * nausea o disturbi addominali * sensazioni di sbandamento, di instabilità, di testa leggera o di svenimento * derealizzazione (sensazione di irrealtà) o depersonalizzazione (essere distaccati da se stessi) * paura di perdere il controllo o di impazzire * paura di morire * parestesie (sensazioni di torpore o di formicolio) * brividi o vampate di calore. Quando gli Attacchi di Panico sono inaspettati e ripetuti si parla di Disturbo di Panico in cui le caratteristiche principali sono la preoccupazione persistente di avere un altro Attacco, la preoccupazione per le possibili implicazioni o conseguenze degli Attacchi e un significativo cambiamento del comportamento. Gli Attacchi di Panico sono solitamente connessi ad Agorafobia, cioè uno stato di ansia o paura di trovarsi in luoghi e situazioni da cui sarebbe difficile o imbarazzante allontanarsi o in cui non potrebbe essere disponibile alcun aiuto per fronteggiare un attacco di panico. Come si manifesta Durante un Attacco di Panico la persona è fortemente spaventata da situazioni esterne (attraversa una galleria, stare in ascensore, guidare in autostrada, viaggiare in aereo, ect.) o da stimoli interni (accelerazione del battito cardiaco, sudorazione, difficoltà di respirazione, ect)  innocui che percepisce come minacciosi. L’esperienza comune dei soggetti che vivono un attacco di panico è un forte senso di confusione e incertezza rispetto a quello che sta accadendo  e spesso è riportata come il timore di perdere il controllo e di avere comportamenti irrazionali (“Impazzirò”, “Perderò il controllo”) o come la paura intensa di morire (alcune pensieri tipici possono essere: “Sto per svenire!”, “Sto per avere un infarto!”, “Oddio, sto per morire!”). Questi pensieri tendono a spaventare ancora di più la persona, per cui l’ansia raggiunge il suo picco massimo nel giro di qualche minuto. A causa delle sensazioni sperimentate durante il primo Attacco di Panico (episodio singolo), spesso il soggetto tende ad avere la paura di riprovarle e sviluppa un’ansia anticipatoria rispetto ad una serie di situazioni che egli ritiene in qualche modo capaci di suscitare l’attacco o comunque di fargli provare ansia. Pertanto cerca di mettere in atto dei comportamenti finalizzati a prevenire il verificarsi di altri attacchi tendendo ad evitare determinate situazioni o ad avere comportamenti protettivi nell’affrontarle. Tra i comportamenti di evitamento quelli più comuni sono: evitare di fare sforzi fisici o praticare attività sportiva evitare di usare l’automobile, il treno, i mezzi di trasporto pubblici, l’aereo evitare di frequentare locali chiusi come ad esempio il cinema o le discoteche evitare di allontanarsi da luoghi ritenuti sicuri (es. casa) evitare di trovarsi in coda, nel traffico o in posti particolarmente affollati Tra i comportamenti protettivi quelli più comuni sono: portare con sé farmaci o oggetti (es. bottiglia d’acqua, sigarette, caramelle) accertarsi sempre della presenza di presidi medici nelle vicinanze farsi accompagnare da persone di fiducia accertarsi della possibilità di avere...

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